Assassin’s Creed Unity

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Dopo un lancio disastroso e ben quattro patch correttive, è arrivato anche per noi il tempo di recensire AC Unity, primo capitolo della saga a sfruttare la potenza delle nuove console e di un PC fin troppo trascurato dai capitoli precedenti.

Prima di trattare nel dettaglio il titolo, premetto che il giudizio finale non terrà conto dei problemi tecnici avuti dal titolo al suo lancio. Non vogliamo sottovalutare l’importanza di acquistare un prodotto finito invece di uno chiaramente immaturo, ma confidiamo che la prossima e già annunciata incarnazione della saga, riceva i dovuti controlli preventivi evitando gli scivoloni che abbiamo subito con questo primo e problematico capitolo next-gen.

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Concentriamoci quindi sul gioco vero e proprio partendo dal background storico che fa da sfondo alle vicende di Arno. Come sapete è stato scelto uno dei periodi più drammatici e famosi del nostro passato, quella rivoluzione francese che abbiamo conosciuto sui banchi di scuola o tramite il più digeribile anime di Lady Oscar. Le premesse sulla carta erano buone ed il credo degli assassini che promuove la libertà e l’anarchia, si sposava bene con la rivolta di una classe popolare schiacciata dalle ingerenze dei nobili. Purtroppo tali aspettative sono state deluse su tutta la linea alla prova dei fatti. L’intero arco narrativo che vi accompagnerà per le 12 sequenze mnemoniche, sarà infatti totalmente focalizzato al raggiungimento della vendetta di Arno. Della rivoluzione francese rimarrà ben poco, appiattita su uno sfondo incolore utile sole a giustificare la presenza di una mole consistente di PNG per le vie di Parigi. Le vostre azioni la toccheranno solo marginalmente e nulla di quello che farete sarà di reale impatto alle vicende storiche così come l’incontro con figure iconiche come Napoleone e Robespierre non saranno altro che piccole sidequest di poco peso. Paradossalmente Arno perde ai punti contro quel Connor tanto bistrattato ma che a conti fatti ebbe un ruolo più rilevante nell’altrettanto famosa rivoluzione americana.
Gli stessi personaggi sono in Unity poco più che macchiette dipinte male e nessun plot tra di loro è stato approfondito come avrebbe dovuto. La relazione tra l’assassino Arno e la templare Elise è stata bruciata con una leggerezza sconcertante e la relazione tra il primo e Napoleone si limiterà ad una dimenticabile sequenza di quest secondarie inerenti la fidanzata del futuro generale.
L’unico lato positivo sul fronte personaggi riguarda la gilda degli assassini, qui mostrata nel fiore del suo splendore che non ci farà sentire soli contro il mondo come nei capitoli precedenti. Una infrastruttura nata con il primissimo capitolo e qui ripresa a piene mani con tanto di riunioni, decisioni di gruppo ed ovviamente missioni in cooperativa, da svolgere con amici o sconosciuti tramite le piattaforme online.

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Proprio di Gameplay andremo a parlare adesso, altro aspetto su cui i ragazzi di Ubisoft non hanno investito molto. Le meccaniche già collaudate in passato sono qui riprese a mani basse e solo un nuovo set di movimenti ci darà l’idea di essere di fronte ad un nuovo capitolo. Il combat system rimane generalmente identico ai precedenti con le guardie che tenderanno ad attaccarvi singolarmente salvo rari casi. Pregevole il tentativo di includere anche qui il sistema di parata alla “Batman”, ma dopo gli ottimi risultati di Shadow of Mordor, il nostro palato è stato abituato a ben altre meccaniche più profonde. Anche il set di armi è stato depotenziato rispetto ai vecchi colleghi risultando quasi inferiore a quello di Ezio, cronologiamente più arretrato. Siamo consapevoli che la decisione di limitare l’uso degli oggetti fin troppo potenti come le bombe fumogene, sia il risultato di un’attenta analisi dei risvolti sui capitoli precedenti, ma facciamo comunque fatica ad accettare che l’arsenale di assassini vissuti duecento anni prima vantasse tecnologia più avanzata.
Anche il set di armi (qui divise per categorie) saranno oggetto di pesanti aggiustamenti e per quanto l’impossibilità di portarsi dietro un armamentario da killer sia per certi aspetti gradito, di fatto tarperanno le ali a tutta una categoria di attrezzi a due mani che lasceranno spazio alla ben più redditizia accoppiata “arma ad una mano” + pistola.

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Parlando invece delle quest, come di consueto esiste una grossa differenza tra quelle principali, in generali gradevoli, e le missioni secondarie. Queste ultime saranno circoscritte ad una manciata di tipologie (ruba un oggetto, uccidi un tizio, ecc…) e cambieranno solo per locazione e difficoltà. Stessa cosa per le missioni cooperative che però risulteranno generalmente più lunghe e interessanti per la presenza di uno o più colleghi umani. Purtroppo questa modalità, se non avete amici di fiducia, sarà pesantemente minato dal sistema di matchmaking non eccellente che spesso non sarà in grado di rimpiazzare un compagno durante una missione qualora questo si scolleghi. Le stesse ricompense ottenute al completamento, saranno direttamente proporzionali alla bravura del gruppo ma in generale non garantiranno un drop irrinunciabile vanificando di fatto la loro utilità spicciola lasciandosi dietro solo l’interesse di svolgerle con un amico.

In definitiva non possiamo ritenerci soddisfatti sul fronte del gameplay, rovinato tra le altre da un pathfinding a tratti surreale che vi costringerà a numerosi tentativi prima di riuscire a far fare ad Arno l’evoluzione di parkour desiderata. Le quest risultano poco ispirate e solo le sidequest investigative, piuttosto semplici invero ma comunque gradevoli, ci hanno fatto sperare per il futuro della saga.

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Passiamo ora al comparto tecnico al netto delle patch correttive. Fortunatamente su questo fronte possiamo ritenerci soddisfatti. Non siamo ai livelli di Ryse ma ovviamente in un gioco open come questo, occorre scendere a compromessi su più fronti. Se da un lato i modelli dei passanti risentono di un numero di poligoni non eccelso, le infrastrutture e gli edifici saranno invece realizzati egregiamente e svolazzare per i tetti darà sicuramente una sensazione di piacevole stupore. E’ comunque palese, come successo con Watchdogs, che un drowgrade grafico rispetto alle preview nelle conferenze sia stato effettuato, forse per garantire un framerate lontano della riunione familiare con le diapositive delle vacanze.
Considerando la giovinezza dell’hardware, confidiamo che in Victory le cose migliorino ulteriormente anche in virtù di una mole di passanti da gestire decisamente inferiore rispetto ad una città in subbuglio.

Concludiamo parlando della longevità. Come successo in passato, il brodo principale verrà allungato con una serie di sidequest, collezionabili ed altre amenità tipiche dei giochi open. Purtroppo abbiamo visto sopra come tutte queste attività risultino altamente marginali aggravate dal fatto che metà dei collezionabili disponibili saranno bloccati ed accessibili solo giocando all’app dedicata che sostituisce la gestione dei gregari introdotta la prima volta in Brotherhood.Quello che rimane saranno le sequenze principali composte ognuna da 1 a 3 missioni di lunghezza apprezzabile ma non eccelsa. Se vi stuferete del contorno, e succederà in fretta, quello che rimarrà sarà completabile in poche manciate di ore lasciandovi con un certo amaro in bocca. Unity rappresenta di fatto la trasposizione in videogioco dei principi di diluizione omeopatici.

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Giudizio Finale: Come avrete evinto dalla recensione, non possiamo ritenerci soddisfatti di Unity che pecca sotto molti aspetti perdendosi proprio dove avrebbe dovuto eccellere. L’assenza di vere innovazioni di gameplay, i numerosi bug tecnici ed un personaggio non ispirato, rende l’acquisto del titolo consigliato solo ai fan della saga. Continuiamo inoltre a non capire come le sezioni “nel presente” siano state ulteriormente accorciate quando, nella saga di Altair ed Ezio, risultavano molto interessanti e di sicuro impatto sul disegno complessivo.

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