Recensione | Catherine

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I titoli a stampo “jap” che arrivano in Europa sono davvero pochi e quando ne arriva uno è tenuto sotto osservazione costante. Il team di Atlus è particolarmente famoso per la saga Persona che va avanti dalla ormai lontana Playstation 1. Forse per cambiare registro, forse per tentare di accalappiare nuovi compratori, Atlus si è cimentata nella nuova generazione (ormai già vecchia, dopo l’annuncio di Playstation 4) con Catherine. Saranno riusciti nell’impresa?

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Vincent Brooks ha 32 anni, ha da poco cambiato lavoro ed è fidanzato con Katherine McBride, manager di successo e donna ambiziosa. Il giovane passa tranquillamente le sue giornate, ritrovandosi la sera con gli amici allo Stray Sheep Bar. Ma niente resta sempre com’è e ben presto Vincent se ne renderà conto.

Da ormai molti mesi vengono ritrovati uomini morti nei propri letti con uno sguardo terrorizzato, ragion per cui in città si comincia a credere ad una diceria: coloro che nel sonno muoiono cadendo, finiscono per morire anche nella vita reale. Ma la vita di Vincent sta andando in pezzi e lui non può  preoccuparsi di simili sciocchezze. Katherine decide di sposarlo, suscitando nel ragazzo una confusione tremenda ed un senso di smarrimento. A dar sollievo al giovane sarà Catherine, un’avvenente giovane che finirà per andare a letto con il nostro protagonista. Da lì, per Vincent sarà l’inizio di tremendi incubi, in cui dovrà scalare enormi torri fatte di blocchi per riuscire a salvarsi. Ma chi c’è dietro a questi incubi? Perché solo gli uomini ne sono vittime? E sopratutto.. si può uscirne vivi?

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Il gameplay di Catherine è estremamente particolare, alternando fasi di platform ad un tipico schema di gioco alla giapponese. Sarà possibile guidare Vincent solo la sera al bar e durante gli incubi, in due maniere differenti. Quando il giovane sarà infatti nel suo luogo di ritrovo serale, potremo farlo bere, chiacchierare con gli amici, giocare ai videogiochi e gestire il suo cellulare. Quest’ultimo sarà il più importante, in quanto ci arriveranno messaggi sia dalla nostra fidanzata che dalla nostra segreta amante. A chi rispondere e se rispondere, sarà una nostra scelta. Ogni nostra azione andrà ad aumentare il nostro livello di bontà e cattiveria. Infatti, tramite un indicatore che apparirà sullo schermo ogni qualvolta daremo una risposta o risponderemo ad un messaggio, potremo sapere se siamo dei buoni ragazzi (blu) o dei traditori subdoli (rosa). L’indicatore sarà influenzato però in maniera molto pesante dalle domande che ci verranno poste nel confessionale. Infatti, durante gli incubi, tra un livello e l’altro, avremo la possibilità di parlare con gli uomini pecora (che poi non sono altro che esseri umani di cui non vediamo però le reali fattezze) e di comprare oggetti da un mercante, sempre pecora, posto al bordo dell’area. Per passare allo stage successivo, dovremo entrare in un confessionale dove ci verrà posta una domanda con due possibili risposte, che andranno ad influenzare l’indicatore di cui abbiamo parlato sopra. A seconda del colore del nostro indicatore avremo anche un nostro finale, in quanto il gioco dispone di ben 8 finali differenti.

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Ma veniamo al principale elemento  del gioco, ovvero le scalate. Il compito di Vincent per tutti gli 8 livelli che compongono il titolo sarà sopravvivere alle imponenti torri che saranno presenti nei suoi incubi. Per fare ciò, bisognerà spostare i blocchi creandoci dei passaggi per proseguire. Questi ultimi saranno diversi fra loro e sfruttabili in maniera differente: avremo il blocco che si spezzerà sotto i nostri piedi, quello che esploderà, quello che non sarà possibile spostare, quello di ghiaccio e molti altri. Inoltre, sopra alcuni blocchi, troveremo oggetti particolari che serviranno per esempio a neutralizzare i nemici che tenteranno di buttarci giù, oppure che creeranno altri blocchi. Vi saranno anche i cuscini e le monete: i primi ci daranno una vita extra in caso dovessimo cadere, mentre le seconde saranno il nostro metodo di pagamento ed inoltre, raccogliendole tutte, completeremo in maniera migliore il livello. Ad ogni fine stage ci verrà dato un piccolo trofeo di bronzo, argento o oro, a seconda di quanto siamo stati veloci e di quante monete abbiamo raccolto. Ogni piano della cattedrale si comporrà di due o tre scalate semplici, più un’ultima scalata, dove verremo inseguiti da mostri che rappresenteranno le paure di Vincent. 

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Uno degli aspetti più interessanti del gioco è la caratterizzazione dei personaggi. Vincent è un protagonista che subisce dei cambiamenti veramente notevoli, passando da indeciso cronico a ragazzo che sa cosa vuole. Anche le K/Catherine della situazione sono ben caratterizzate, rappresentando modelli caratteriali opposti, ognuno con pregi e difetti. Ma la cosa che più ci ha colpiti è stato il livello di caratterizzazione dei personaggi secondari, tutti ben fatti e importanti nella trama, nessuno escluso! 

Da un punto di vista tecnico, Catherine è praticamente perfetto. Non abbiamo rilevato bug o problemi di alcun tipo, per tutte le circa 10 ore di gioco, un po’ di più se siete persone normali che non riescono a fare un livello al primo tentativo. La grafica di Catherine non ricerca il realismo, ma si caratterizza per dei personaggi molto espressivi e sempre in stile anime (cartone animato giapponese), come ogni gioco made in Jap che si rispetti! Il comparto audio è ben curato, presentando una colonna sonora adattissima ad ogni situazione, capace di coinvolgere il giocatore. Infine Catherine presenta tre livelli di difficoltà: la facile, la media e la difficile.

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Siamo finalmente giunti alla fine ed è il momento di dare il resoconto. Catherine è un buon titolo? ASSOLUTAMENTE SI. Praticamente esente da difetti, l’unico problema di Catherine è il suo essere innovativo e particolare, che potrebbe renderlo un po’ ostico per alcuni e quindi ignorabile. A tutti coloro che però sono amanti del genere, o che vogliono cimentarsi in un horror psicologico con delle fasi platform che vi faranno aprire il dizionario degli insulti, diciamo solo una cosa: COMPRATELO.

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