Recensione | Donkey Kong Country

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Nel Natale del 1994, chissà quanti ragazzi furono felici di giocare questa perla targata Nintendo. Da allora sono passati tanti anni, ma nonostante tutto, questo capitolo viene ricordato ed apprezzato da milioni di videogiocatori.
Con gli occhi di oggi ci rendiamo conto che un gioco come questo, nella sua semplicità e interezza, si è fatto spazio nella “Hall of Fame” di titoli per SNES (e non solo).
È il terzo titolo dell’omonima console, di maggior successo commerciale dopo Super Mario World e Super Mario    All-Stars, con più di 9 milioni di copie vendute.

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— LA TRAMA —
In questo capitolo scopriremo che il re K. Rool, capo dei Kremlings, (ossia una feroce banda di pirati-coccodrilli), ha rubato tutte le banane della “DK’s Island” e le ha raccolte in una caverna. Utilizzeremo Donkey Kong, l’eroe della saga, e saremo sempre accompagnati da Diddy Kong, una piccola bertuccia. Toccherà a noi dunque, riuscire a sconfiggere il malvagio K. Rool e riprenderci le banane sottratte!
Notiamo che la trama è dunque alquanto semplice, ma c’è anche da dire che in un platform non per forza ci deve essere una storia complicata. Questo perché i punti forza sono altri, e li analizzeremo a breve.

— IL GAMEPLAY —
Il gioco si compone di 7 mondi da esplorare, tutti situati sulla DK’s Island. Attraverso svariati livelli passeremo da giungle tropicali ad ambienti sottomarini, da miniere abbandonate a delle fantastiche caverne ghiacciate. Durante la nostra esplorazione possiamo cercare di trovare tutti i vari segreti sparsi in ciascun livello (scelta facoltativa), oppure andare dritti sino alla conclusione senza soffermarci troppo. Ovviamente non mancano i nemici, che variano dalle api ai coccodrilli; sino a quelli acquatici, come gli squali. Ma nessun timore! Ad aiutarci ci saranno anche degli amici, che potremo incontrare ed utilizzare per facilitarci le cose (“Rambi”, rinoceronte bianco; “Enguarde”, un pesce spada; “Winky”, una timida rana verde-arancio; “Expresso”, uno struzzo in scarpe da tennis; “Squaks”, pappagallino multicolore.)
Sin da subito avremo a disposizione delle vite, che possiamo incrementare in diversi modi:
1 – Raccogliendo 100 banane (che troveremo sempre nei livelli). Se recuperata singolarmente aumenterà il numero di una unità, mentre se recupereremo il casco di banane ce ne darà ben 10.

2 – Recuperando tutte le lettere della parola “K-O-N-G” collocate all’interno del livello (spesso però le lettere sono situate in zone segrete, quindi molta attenzione).

3 – Oppure recuperando i palloncini di colore rosso, verde e blu (rispettivamente ci danno 1, 2 e 3 vite).
Abbiamo parlato di livelli, beh certamente non potevamo mancare quelli bonus. Essi saranno di due tipi: quelli accessibili tramite l’apertura di pareti (con barili o con Rambi) o con l’entrata nei barili-cannoni; e quelli accessibili raccogliendo i “simboli degli animali amici” che, raccolti tre per ogni singolo, permettono di accedere ad un livello bonus. Qui utilizzeremo uno specifico animale amico per aiutare i Kongs nell’accumulo di vite extra.
Durante tutto il nostro viaggio, tra uno schema e l’altro, incontreremo anche dei componenti della famiglia Kong: l’anziano “Cranky Kong” ci darà dei consigli su come trovare le zone bonus; “Candy Kong” ovvero la fidanzata di Donkey, ci permetterà di salvare la nostra partita; mentre “Funky Kong” ci permetterà di farci spostare tra un mondo e l’altro attraverso un barile-razzo.
Alla fine di ciascun mondo (o regione), dovremo sconfiggere un boss… un’ultima prova insomma, prima di procedere alla zona successiva. Il “campo” dei boss varia da api, castori e avvoltoi. Non bisogna sottovalutarli, sanno essere moooolto cattivi!

— LA GRAFICA —
Il gioco presenta degli ambienti molto vari che cambiano mano mano che si va avanti nell’avventura. Ciascun capitolo (o mondo, che dir si voglia) alterna livelli con colori accesi, a livelli addirittura notturni. Saranno presenti anche degli effetti grafici come la pioggia, che servono a dare quel tocco di realtà in più. In linea generale possiamo dire che gli ambienti di questo gioco, grazie all’eccelso lavoro, riescono ancora oggi a non far storcere il naso e catapultarci nel mondo di gioco. Ci troviamo di fronte ad un lavoro svolto nella prima metà degli anni ’90, e già questo la dice lunga.

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— IL SONORO —
Sin dai primi minuti di gioco, ci accorgiamo quanto questo capitolo possa offrirci a livello di soundtrack. Tutte le musiche sono azzeccate al contesto e al livello in cui vengono applicate. Composte in modo che risultassero molto orecchiabili e coinvolgenti, sono capaci di auto-memorizzarsi nella nostra testa. Avete capito cosa intendo.
Insomma: la grafica e il sonoro di questo gioco sono una miscela vincente, che sanno trasmetterci le giuste emozioni.
Non ci sono altre parole per poter descrivere il lavoro dei compositori (Dave Wise, Eveline Novakovic, Robin Beanland). Il mio consiglio? Solamente due cuffie per ascoltare, o le varie traccie, oppure giocare questo titolo. Credo sia il modo migliore per renderci conto di quanto valga il comparto sonoro. Dunque… buon ascolto!

— CONCLUSIONI —
In definitiva non posso che consigliare a quei pochi che ancora non l’hanno provato, di giocare DKC. Sarà un’esperienza davvero unica, che difficilmente si dimenticherà… ve l’assicuro.
Ahh, quasi dimenticavo! Non vi ho parlato di longevità perché il tutto dipende da voi e dalla vostra abilità. Dunque armatevi di pazienza, e… buona fortuna!

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