Recensione – Never Alone

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Quando si realizza un gioco bisogna tenere a mente diversi fattori fondamentali nella sua realizzazione: innanzitutto bisogna avere un gameplay solido, che sappia divertire il giocatore, seguito magari da una bella trama (lì dove occorre), una colonna sonora che resti in testa e un comparto tecnico che sappia rendere onore al gioco in sé. Ci sono però dei titoli che nascono con scopi nobili, oltre quello puro e sempre ben accettato di divertire, giochi come Never Alone. Sviluppato da Upper One Games per PC, XBOX ONE e Playstation 4, questo platform si pone come obiettivo quello di informare il mondo sulla vita di un popolo molto particolare, quello degli Inupiaq, che vivono nella fredda Alaska. Un nuovo genere di gioco insomma, definito da alcuni “giochi per il mondo” poiché veicolo di scambio di informazioni su culture quasi dimenticate eppure tutt’ora esistenti. Un nobile gesto, c’è da ammetterlo, ma andiamo ad esaminare Never Alone passo passo, per scoprire se è veramente così bello come, potenzialmente, potrebbe essere.

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Nuna è una bambina cresciuta in un villaggio, amante della caccia e delle avventure. Una terribile tempesta sconvolge però la routine della fanciulla e dei suoi amici, impedendogli di nutrirsi e persino di recarsi fuori dalla tende. Nuna deciderà quindi di scoprire da dove essa venga, intraprendendo un viaggio in cui verrà affiancata dallo spirito di una volpe artica. Una leggenda come tante fra quelle che vengono raccontate nel popolo degli Inupiaq, ma che riesce ad essere, nella sua semplicità e nella sua totale irrealtà, capace di lasciare nel giocatore la sensazione di essere seduto vicino ad un fuoco ad ascoltarla da un anziano capo tribù, cosa che effettivamente gli sviluppatori volevano fare.  Il messaggio forte che però Never Alone vuole lasciare è su questa cultura e lo fa con dei “mini-documentari” sbloccabili nel corso del gioco e visionabili nel menu principale: sentiremo raccontare dagli Inupiaq stessi del loro rapporto con la natura, con gli spiriti, con gli animali, con un mondo in costante cambiamento. Bellissima idea, niente da aggiungere.

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Per quanto sia nobile lo scopo di Never Alone, è pero indubbio il suo problema principale: il gameplay. Il gioco si propone come un platform 2D molto classico, con tanti salti da fare, qualche piccolissimo enigma e nemici da evitare o dai quali scappare. Proprio per questo gli sviluppatori avrebbero dovuto tenere a mente che realizzare male da un punto di vista tecnico un gioco del genere sarebbe stato controproducente: i personaggi, che potranno essere utilizzati entrambi a turno dal giocatore, sono legnosi e ciò comporta salti imprecisi, corse impacciate e riflessi poco pronti. Un gioco che di per sé ha una difficoltà minima diventa quindi snervante per dei problemi tecnici veri e propri e questo, a maggior ragione in un platform, è inaccettabile. Purtroppo non posso esprimermi in maniera migliore su altri aspetti del gioco, poiché il sonoro non è particolarmente impressionante, non vi sono collezionabili a parte quelli che sbloccano i documentari (citati sopra) e la grafica è molto semplice e lascia a desiderare, tranne per qualche livello molto ispirato come ambientazione e colori. Il gioco inoltre è poco longevo, dura circa 2-3 ore ed è facilmente evitabile.

Nuna

Giudizio finale: Never Alone racconta una storia piacevole ed ha un nobile scopo alle sue spalle, ma da un punto di vista ludico è un gioco assai dimenticabile, ricco di problemi tecnici, con una colonna sonora abbastanza banale e una grafica semplicissima anche se a volte l’ambientazione è molto gradevole. La longevità è ridotta all’osso e il livello di sfida offerto, esclusi i problemi tecnici, è inesistente. Non consiglio particolarmente di acquistarlo, a meno che non vogliate sapere di più sul popolo degli Inupiaq.

Recensione – Never Alone 4.50/10 (90.00%) 1 vote

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