Recensione | Ni No Kuni

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Dopo circa un anno dall’uscita giapponese, Ni No Kuni arriva anche in Europa il 1 febbraio 2013 in esclusiva PS3, a causa delle operazioni titaniche di traduzione in tutte le lingue. Forse l’ostacolo più grande dell’uscita occidentale di Ni No Kuni è stata proprio la localizzazione (ostacolo che colpisce oggi quasi tutti i jrpg) e per questo dobbiamo ringraziare Namco-Bandai, che ha creduto nel progetto e lo ha distribuito in America ed Europa.
Il 9 dicembre 2010 in Giappone uscì una versione del gioco per Nintendo DS, ma quest’oggi ci occuperemo unicamente della versione PS3.

 

 

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Palare di Ni No Kuni non è un’impresa facile, non lo è per tutti i jrpg che si rispettano, a causa della mole di contenuti e dell’importanza della storia, che non può essere descritta nei particolari, sia perchè sarebbero necessarie 200 pagine di recensione, sia perchè si cadrebbe in spoiler.
Più che parlare dei classici aspetti che costituiscono questo videogioco, mi piacerebbe parlare delle emozioni che riesce a trasmettere e che è riuscito a regalarmi. Purtroppo dovrei far riferimento a parti specifiche dell’avventura per descrivervele, spoilerandovi la storia e rovinandovi uno degli aspetti più belli del gioco, ovvero l’atmosfera. Infatti qualsiasi informazione io vi dia riguardo le situazioni che vivrete giocando Ni No Kuni o gli strambi personaggi che incontrerete, risulterebbe un’infamata, e dunque mi limiterò come ha fatto il nostro Lemmy per la recensione di Final Fantasy IX, a parlare a ruota libera del titolo.

 

 

 

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Nel gioco impersoneremo Oliver, un ragazzino che vive sereno insieme a sua madre Allie nella piccola città Motorville. La sua tranquillità viene però sconvolta nel momento in cui sua madre perde la vita in un tragico incidente.
Dopo un pianto del povero Oliver di tre giorni consecutivi, alcune lacrime cadono sulla sua bambola, l’unico ricordo rimastogli di Allie, risvegliandola. La bambola non è altro che il gran sire supremo delle fate Lucciconio (Drippy nella versione inglese e Shizuku nella versione giapponese), la quale è stata imprigionata dal Genio Nero, che ormai da tempo sta creando “scompiglio” e devastando il mondo dal quale proviene Lucciconio: Ni No Kuni.
Lucciconio invita così Oliver, il prescelto della profezia, a partire per aiutare la fata a salvare il suo mondo. In cambio ci sarà la possibilità che Oliver possa rincontrare e salvare sua madre.

Dopo un inizio commovente e con un risvolto da classica fiaba, la trama decolla e, seppur non raggiunga livelli di complessità simili ad un Final Fantasy, riesce a coinvolgere, emozionare e commuovere dall’inizio alla fine, grazie a dialoghi sempre riusciti, a situazioni ben orchestrate, ma soprattutto una storia priva di falle narrative o illogicità.

 

 

 

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La giocabilità di Ni No Kuni si presenta come un ibrido tra i più riusciti giochi di ruolo giapponesi del passato, dai Final Fantasy, ai Dragon Quest, ai Tales of, ad Eternal Sonata, e a tratti a qualche elemento che potrebbe ricordare Kingdom Hearts. Stranamente questa fusione, oltre a creare un mix perfetto, è talmente ben riuscita che riesce a dare personalità al gioco, rendendolo qualcosa di unico.

E’ quasi impossibile analizzare il gameplay di Ni No Kuni in tutti i suoi aspetti. Il gioco principalmente può essere suddiviso in esplorazione e combattimenti.

 

 

 

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Per quanto riguarda l’esplorazione il gioco presenta una grande World Map, completamente esplorabile nel classico stile Final Fantasy, per poter raggiungere nuove città, nuove grotte, nuove foreste, nuovi castelli, nuovi templi, nuovi boschi, da visitare con la visuale in terza persona dietro le spalle. E non finisce qui, una piccola differenza che contraddistingue il mondo parallelo di Ni No Kuni da Motorville, la minuta città da cui proviene Oliver, è l’uso della telecamera. Se a Ni No Kuni la telecamera come già detto è in 3D, sia nelle zone esplorabili che nella mappa del mondo, a Motorville, dove saremo richiamati a tornare più volte nel corso del gioco, la telecamera è fissa, quasi a voler ricordare i vecchi jrpg.

Qual è l’aspetto che in Final Fantay XIII ha fatto arrabbiare di più i fan dei jrpg? La linearità e i corridoi da percorrere per giungere ad una nuova cutscene?
In Ni No Kuni niente di tutto ciò. Le mappe saranno esplorabili e libere, vi perderete negli ambienti di gioco alla ricerca dei forzieri nascosti e delle zone segrete della World Map, per trovare oggetti o sconfiggere mostri rari, che serviranno per portare a termine le centinaia di missioni secondarie.
Parlando di videogiochi in generale, non sono un grande amante delle quest secondarie. Preferirei avere qualche ora di storia in più rispetto a missioni aggiuntive slegate dalla trama principale, che hanno come scopo unicamente quello di “allungare il brodo” (gusto prettamente personale). Questa è la prima volta in cui le missioni secondarie vengono implementate davvero bene e che anch’io ritengo fondamentali. Infatti più che secondarie, sono non obbligatorie, ed inoltre contestualizzate perfettamente. Non ci verrà mai richiesto di fare qualcosa che non è connesso con la trama principale e, nonostante alcune di esse siano abbastanza lineari come struttura, non ci annoieranno mai, poichè riproposte sempre in maniera differente.

 

 

 

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Per quanto riguarda i combattimenti, innanzi tutto, c’è da dire che la struttura degli stessi richiama quella vista nei Pokèmon. Sarà necessario catturare le creature del mondo di gioco, i Famigli, da schierare in combattimento. In battaglia potremo utilizzare tre personaggi e ogni personaggio avrà a disposizione tre Famigli da evocare. Aggiungendo che ogni Famiglio presenta abilità, caratteristiche specifiche, e ognuno appartiene ad una classe, potete immaginare il grado di personalizzazione che il gioco può raggiungere, contando che in tutto sono presenti circa 300 creature differenti.

I nemici sono visibili negli ambienti di gioco ed ogni volta che entreremo in contatto con uno di essi inizierà il combattimento. Combattimento che risulta un ibrido tra quello a turni e quello in tempo reale.
Lo sviluppo e la crescita di personaggi e famigli avviene tramite il Level Up, ottenendo esperienza ogni volta che si sconfigge un nemico. Inoltre è presente l’equipaggiamento di armi ed oggetti, o l’uso di apposite prelibatezze che incrementano ulteriormente i parametri di attacco fisico, attacco magico, difesa fisica, difesa magica, agilità e precisione.
Se a questo aggiungiamo un sistema di metamorfosi dei famigli in tre diverse forme, l’apprendimento o l’insegnamento di abilità, l’utilizzo di provviste in battaglia e di tutti gli elementi classici dei jrpg, come la presenza di punti salute, punti magia, che non si rigenerano a fine combattimento, sitemi difensivi, di schivata , o contrattacco, otteniamo una profondità di gameplay elevatissima, la quale può essere padroneggiata facilmente sia dai neofiti, che approfondita e studiata dai giocatori più esperti.
Se si vuole essere pignoli posso sottolineare un’intelligenza artificiale amica non perfetta che poteva essere raffinata ulteriormente, ma nulla che incida pesantemente sulla giocabilità.
Ci sono altri piccoli aspetti che potrete scoprire giocando il titolo come la classificazione dei Famigli in base al segno, Stella, Sole, Luna, Pianeta ed i rispettivi segni gemelli che dovrete capire come abbinare, abilità potentissime attivabili da un globo dorato, che comparirà dopo aver eseguito delle azioni corrette sul campo di battaglia e tanto, tanto altro.

 

 

 

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Non avrei ancora finito, ma evitando di dilungarmi troppo, vi dico solo che sono presenti molte altre cose da fare, sarete letteralmente “sommersi” da enigmi, cacce alle taglie, missioni del portacuori, l’alchimia, un casinò, un tempio dove confrontare i propri Famigli con quelli di altri abitanti di Ni No Kuni a suon di combattimenti, abilità extra da sbloccare nel negozio Soluzioni al Volo, la lettura dell’Abbecedabra (un libro di 340 pagine presente nel gioco, lo stesso della limited), le traduzioni di un particolare alfabeto, e una zona segreta sbloccabile dopo la fine del gioco.

 

 

 

 

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Parlando della grafica non si può che elogiare il lavoro svolto. Lo stile artistico ed estetico di personaggi ed ambientazioni è favoloso. Sapere che tutto ciò che vedrete è dipinto dallo Studio Ghibli basta a far capire la qualità che ritroverete. I (ahime pochi) video in grafica animata completamente disegnati a mano sono meravigliosi, ed oltre ad elogiarli con parole come fantastici o favolosi non saprei che dirvi.
Il resto del gioco è realizzato in cel shading, che in questo caso è uno dei migliori mai visti. Tecnicamente parlando, le textures sono ottime, così come il comparto grafico, che non presenta problemi rilevanti, nè cali di frame rate, nè difetti grafici. L’aliasing e il tearing si presentano solo in rare occasioni. Peccato per qualche effetto popup nella World Map, ma si cercherebbe il pelo nell’uovo.
Il gioco infatti ha graficamente come punto di forza non tanto il comparto tecnico in sè(che risulta ottimo), ma il lavoro estetico e artistico, soprattutto per quanto concerne le ambientazioni. Mi risulta difficile farvi capire la bellezza delle città e delle varie zone che visiteremo, posso solo dirvi che era da Final Fantasy IX (e sotto alcuni punti di vista Dragon Quest L’Odissea Del Re Maledetto) che non vedevo ambientazioni fiabesce così ispirate e varie.
Ottime anche le animazioni di personaggi e creature, molto ben ricreate.

 

 

 

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Altro punto forte del gioco è il comparto sonoro. La soundtrack, composta dal celebre Joe Hisaishi è di rara bellezza e l’unica cosa che potete fare è immergervi nelle ambientazioni del gioco accompagnati da musiche che vi si incolleranno in testa. Non saranno poche le volte che vi fermerete solo per ascoltare la musica. Un lavoro da applausi.
Ottimi anche i doppiaggi, sia quello inglese, sia giapponese, e eccellenti tutti gli effetti sonori generali. Vi allego un paio di tracce qui in seguito, prendendole completamente a caso poichè mi è impossibile, data la loro bellezza, scegliere una musica o un’altra da farvi ascoltare.

 

 

 

 

 

Non ci crederete ma la longevità è un altro punto forte del titolo. La storia è dolce, epica, coinvolgente, commovente, e vi terrà occupati per una cinquantina di ore. Se vi innamorerete del mondo di Ni No Kuni e farete anche tutte le missioni e incarichi secondari impiegherete sulle 90-100 ore. Se avrete anche intenzione di platinare il titolo, la durata in termini di ore salirà ulteriormente richiedendo sulle 120-130 ore.
La cosa che più mi ha colpito è il coinvolgimento sempre alto dall’inizio alla fine. Pochi giochi sono capaci di incollare allo schermo tutte queste ore senza annoiare. Insomma anche sotto questo punto di vista il titolo eccelle.

 

 

 

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In conclusione Ni No Kuni è consigliato a tutti, obbligatorio per gli amanti dei jrpg e almeno da provare per tutti gli altri videogiocatori. Non esagero dicendovi che Ni No Kuni, almeno personalmente, si candida per essere uno dei titoli migliori della generazione (che ora conto sulle dita di una mano) e uno dei titoli più belli che abbia mai giocato.

 

 

 

 

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