Recensione: Soul Blade

Soul Blade, (Soul Edge in Giappone) un Videogioco della Namco, creato nel 1996 per playstation 1 e cabinati arcade, di genere picchiaduro con armi bianche.

Logo di Soul Blade

GAMEPLAY:

quale caratteristica più importante per un picchiaduro direte voi? Ovviamente il gameplay. Questo gioco si basa tendenzialmente su duelli uno vs uno con una scelta di 10 personaggi, molto ben differenziati, sia come armamenti, costituzione e caratteri. Il gameplay stesso si presenta abbastanza veloce, e con alcuni personaggi addirittura frenetico, oltre alla modalità arcade ci sono delle sfide che impegneranno i personaggi non soltanto nello sconfiggere un nemico ma a farlo in determinate condizioni. In questo gioco è presente il ring out, ossia se si finisce fuori dal ring si perde, rendendo le arene degli spazi delimitati, a differenza di Tekken, gioco della stessa Namco.

Combattimento tra Mitsurugi e Siegfried due personaggi presenti in tutti i capitoli della saga

TRAMA:

Strano da dire, ma in un picchiaduro come questo la trama c’è e non è scontatissima.. Soul Blade infatti narra le vicende di questa spada, la Soul Edge, una spada fortissima ma che corrompe l’anima di chi la possiede facendolo diventare maligno, l’attuale possessore di questa spada è Cervantes, un pirata. I vari personaggi del gioco cercheranno di entrare in possesso di questa arma, alcuni per non farla finire in mani peggiori, altri per usarla per i loro scopi, e alla fine di ogni “modalità storia” ci sono dei filmati che spiegano brevemente cosa è accaduto dopo che il nostro prode combattente è entrato in possesso della stessa.

la famosa spada che da il nome al gioco (cambia in base al proprietario per venire incontro al suo stile di combattimento)

SONORO: 

Questo titolo ha un comparto sonoro buono, delle soundtrack buone davvero, ma la punta di diamante per me rimane la canzone main Theme del gioco che si ascolta durante l’intro.

AMBIENTAZIONI & ARENE:

Le arene sono varie fatte ad hoc in base al background dei nostri avversari, con vari riferimenti agli stessi e nonostante abbiano in comune il quadrato per lottare, sono tutti differenti e riconoscibili ad una prima occhiata.

COMMENTO:

Anche questa recensione è giunta al termine, abbiamo visto uno dei titoli che giocavo da bambino e con cui persi davvero molte ore e che ho dei ricordi molto belli, sia per la varietà dei personaggi, che per le storie che ci stavano dietro, alcuni davvero caratteristici, e la possibilità di giocare questo titolo virtualmente all’infinito, e difficilmente riesce a stancare, lo raccomando a coloro che giocano spesso a Soul Calibur, visto che questo è l’antesignano della famosa serie o a coloro che semplicemente vogliono un gioco picchiaduro con un minimo di trama.

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