The Wolf Among Us

2013-10-14_00015Telltale Games è ormai uno studio che si è fatto un nome, soprattutto grazie a produzioni ispirate a brand già famosi e apprezzati dal grande pubblico. The Wolf Among Us non è un eccezione ed è infatti tratto dal fumetto “Fables”, scritto e disegnato da Bill Willingham. Un nome meno altisonante rispetto a The Walking Dead o al recente Game of Thrones, ma che ha riscosso un ottimo successo in patria e che Telltale ha deciso di accaparrarsi per produrre una nuova avventura episodica. Vediamo quindi insieme se The Wolf Among Us è un buon gioco, un capolavoro o una delusione colossale.

bigby_snow_kitchenA seguito dell’Esodo, tutti i personaggi delle favole si trasferiscono a New York, in una frazione delle città denominata “Fable Town”. Degli incantesimi detti malie permettono a tutti di camuffarsi da essere umani per non essere smascherati dalla gente comune e il compito di Bigby Wolf (o Luca Wolf, nella versione italiana) è proteggere gli abitanti di Fable Town dai pericoli stessi della città. Bigby è il famoso Lupo Cattivo, lo stesso che cercò di mangiare Cappuccetto Rosso e che soffiò sulla casa dei Tre Porcellini, ed è difficile fidarsi di lui, ma sarà necessario per tutte le favole farlo poiché una serie di omicidi cominciano a stravolgere la quiete apparente della città e il Grande Lupo Cattivo è l’unico in grado di capire cosa stia succedendo.

La prima cosa che salta all’occhio della nuova produzione Telltale è che ci troviamo alle prese con un investigativo, con un noir in piena regola. La trama comincia fin dall’inizio in modo incalzante, proponendoci un evento che darà il via ad una lunga serie di interrogativi che, ovviamente, saranno solo i primi di tutto il gioco. La narrazione della storia è ottima, senza punti morti, con tanti misteri e con la presenza di piccoli elementi chiave che possono far intuire al giocatore la verità o sviarlo del tutto, a seconda della propria abilità o concentrazione. Come nelle vecchie produzioni della software house, ci verrà data la possibilità di scegliere e, sebbene in The Wolf Among Us abbia notato un impatto leggermente maggiore di alcune decisioni, rimangono presenti delle situazioni invariabili nonostante quello che noi decidiamo nel corso dell’avventura. Se un personaggio deve morire, morirà in ogni caso, se un oggetto deve essere perso, lo perderemo in ogni caso, e questa cosa comincia a diventare fastidiosa, vista soprattutto la qualità generale del prodotto, o per meglio dire (dato che si applica a tutte le produzioni della software house) dei prodotti Telltale. I dialoghi con i vari personaggi restano fondamentali: ogni nostro interlocutore avrà una proprio opinione di noi a seconda di come ci porremo nei suoi riguardi e, nel caso di Bigby, potremo fare il “poliziotto buono”, il “poliziotto cattivo” e il “poliziotto muto” (“Il silenzio è una buona scelta” cit.), con conseguente reazione di chi avremo di fronte. Inoltre, c’è da porre l’attenzione sull’aspetto “lupesco” di Bigby, che potrebbe facilmente perdere le staffe e far emerge il Grande Lupo Cattivo che c’è in lui e sinceramente ho trovato che questo elemento dia all’intera produzione un nonsoché di intrigante, come se veramente fossimo noi a dover sottolineare la bestialità o l’umanità del protagonista a seconda di come vogliamo fargli affrontare l’avventura. Per quanto riguarda gli altri personaggi, li ho trovati tra i migliori comparsi in una produzione Telltale fino ad ora: tutti sono potenzialmente cattivi e tutti sono potenzialmente buoni, ogni personaggio ha un lato oscuro che tenta di nascondere e in qualità di detective starà a noi capire di chi fidarci e di chi no. Biancaneve, la Bella e la Bestia, PincoPanco e PancoPinco, Pelle d’Asino, la Sirenetta, Ichabod Crane … sono solo alcune delle personalità con cui avremo a che fare, tutte già incontrate nella nostra infanzia, in quelle favole che la mamma, il papà, i nonni o chi per loro ci leggevano la sera prima di andare a dormire. La cosa che però mi è piaciuta più di tutte è l’accostamento della favole alla corruzione del mondo reale: Fables e quindi, di conseguenza, The Wolf Among Us prendono la cosa più “pura” che conosciamo fin da bambini, cioè le favole, e le corrompono, le “rovinano” per mostrare che persino nel “mondo incantato” ci sono rivalità, segreti, sotterfugi, misteri e quant’altro. Il vecchio concetto di favola che avevamo viene demolito a favore di una concezione quasi più “reale” della favola stessa (per quanto questa frase sembri una contraddizione, me ne rendo conto). Molto particolare come idea, comprensibile solo giocando il titolo.

The-Wolf-Among-Us-Episode-4-03Come avrete ormai capito, in The Wolf Among Us si investiga. Sarà quindi importante trovare, nella solita formula “cammina e analizza” che abbiamo già sperimentato in The Walking Dead (per fare il nome di un gioco ormai affrontato da quasi tutti), tutte le prove necessarie per sostenere le indagini e parlare con quanta più gente possibile per valorizzare le nostre teorie. La parte di “analisi” del gioco rimane invariata, muoveremo il mouse o il secondo analogico del controller per guardarci intorno e cliccare sugli oggetti evidenziati dal gioco stesso. Vi è invece molta più azione rispetto alla produzioni precedenti, con inseguimenti, combattimenti, fughe e azioni tempestive nei luoghi dove dovremo indagare. Queste scene di azione funzioneranno a quick-time-event, come è ovvio che sia in una “avventura grafica” stile Telltale e devo dire che le ho molto gradite. Un elemento molto apprezzabile è la presenza di informazioni costanti su tutte le favole che incontreremo, presenti in un “libro della favole” sfogliabile nel menù. Lì potremo leggere un breve accenno alla favola originale e soprattutto l’attuale situazione della favola a Fable Town, oltre che avere qualche indicazione sul suo carattere per capire se fidarci o meno. I caricamenti sono meno lenti e frequenti che in passato, tuttavia il passaggio da uno schema all’altro risulta ancora un po’ macchinoso.

Essendo The Wolf Among Us un noir in piena regola, Telltale ha deciso di conferire all’opera un’ambientazione cupa, privilegiando le sfumature di viola e blu e dando vita ad alcuni splendidi giochi di luce con la fiamma dell’accendino di Bigby (e no, non è una battuta, l’accendino fa davvero tanto a livello grafico eh). Ho apprezzato moltissimo questa atmosfera enigmatica e prevalentemente buia, trovando il gioco di grande impatto visivo. Lo stile grafico complessivo resta quello delle vecchie produzioni, con questa grafica cartoonesca che personalmente apprezzo molto. La colonna sonora è ovviamente in sintonia col gioco, con brani bassi, cupi, in certi momenti quasi jazz. Il doppiaggio americano è ben fatto, quello italiano è ovviamente assente. E, come speravo di non vedere mai più in un gioco Telltale, mancano i sottotitoli ufficiali. Infatti la software house non si è minimamente preoccupata di inserire una localizzazione che non fosse inglese, perché non è “affar loro”. Sono sempre i piccoli team amatoriali ad occuparsi quindi di fornirci i sottotitoli nella nostra lingua e solo su PC, ovviamente. Quindi, come è ovvio che sia, su console il gioco può essere, attualmente, giocato solo in inglese. Questa è, per forza di cose, una forte limitazione del gioco in sé, che lo esclude dal far presa su un pubblico più ampio. Per concludere, la longevità si attesta sulle 8-10 ore, con una durata per episodio di 2 ore circa.

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Giudizio finale: The Wolf Among Us è un gioco ottimo, con un trama intrigante e ben narrata, degli spunti di riflessione notevoli, degli ottimi personaggi a partire dal protagonista, un’atmosfera noir veramente apprezzabile e una colonna sonora ben in sintonia con la produzione. Pecca tuttavia dei soliti difetti delle produzioni Telltale, ovvero una “finta libertà di scelta” in molte situazioni, dei caricamenti ancora un po’ tediosi e una mancata traduzione italiana ufficiale che impedisce a chi gioca su console di godersi il titolo nella propria lingua natia. Lo consiglio caldamente nonostante tutto, perché si tratta di un gioco veramente valido, che potrebbe entrare nei vostri cuori come ha fatto col mio e che, se sfruttato a dovere, potrebbe essere una di quelle “serie episodiche videoludiche” veramente indimenticabili.

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